Il mio nome 

Vorrei scrivertela bene questa malinconia che mi spara alle spalle nelle giornate di sole pieno.
Quando schiaccio le costole per sporgermi a spiare il luccichio oltre il mio stesso muro, anche se so che ancora non brilla per me.
E il colore delle sere in cui vado a casa perché non saprei andare in nessun altro posto.
Cosa mi prende quando guido, mia figlia canta e io, lentamente, muoio.
L’odore di quei viaggi in treno, che non ricordo più se sto partendo o sto tornando.
O se capisco di non essere più nei tuoi pensieri.
Perché smetto di rispondere e comincio a scrivere.
Come mai la luna non mi vuole proprio guardare e io decido di non voltarmi più.
E la paura, l’ebrezza, la solitudine cosmica, lo stupore, il culo del sacco, il fondo, i lembi del taglio e l’orlo del pianto, le parole che mi sono tenuta in tasca, il tempo perso e quello ritrovato, il mio profilo sulle lenzuola la mattina dopo.
La mia durezza e la mia spietata pietà.
La fatica e la voglia.
Il mio nome.
Che se poi fosse il tuo sarebbe, sempre, il mio nome.

 

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